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Vario mondo |
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Le radici |
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moneta di Rhegion (IV Sec. a.C.) |
Dizzionariu rriggitanu - 'talianu
(Dizionario reggino - italiano)
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Ho iniziato questo dizionario senza alcun particolare obiettivo, ma mosso soltanto dal desiderio di ripercorrere un piacevole cammino fra lemmi, locuzioni e sintagmi della mia lingua natale. Certamente mi è stata di stimolo la frequente lettura dei poeti dialettali calabresi. Così come, il diletto di comporre versi in “riggitanu” ha fatto scaturire in me la necessità di ordinare un glossario da poter consultare. E’ presumibile, però, che sia stato maggiormente determinante l’inconscio bisogno di sentirmi sempre più vicino ai tanti affetti, da me lontani, che a Reggio vivono o giacciono. Ho sempre considerato, il reggino, un dialetto con molte caratteristiche proprie rispetto ai diversi idiomi parlati in Calabria e, anche se l’area di osservazione viene ristretta ai territori più prossimi a Reggio, esso conserva alcune sue tipicità. La particolare posizione geografica della città con i suoi transiti continui e la sua secolare convivenza con la dirimpettaia Messina hanno favorito la introduzione nel linguaggio di etimi considerabili estranei agli altri dialetti calabresi. Per la identità e per lo sviluppo del lessico, riportato in questo dizionario, sono determinanti gli anni immediatamente successivi al terremoto che colpì Reggio il 28 dicembre del 1908. Accanto ai reggini superstiti, si insedia, nella città in ricostruzione, una grossa colonia di siciliani, giunti da varie località dell’isola. Arrivano, in minor misura, anche i campani e c’è un primo flusso di provenienti, sia dalla fascia ionica e sia dalla fascia tirrenica della provincia. Le parole più significative, che i reggini prendono in prestito dagli altri dialetti, diventano parte integrante del loro linguaggio già agli inizi degli anni venti. Segue una forte stabilità di lemmi sino alla fine degli anni cinquanta, quando comincia a prevalere la sostituzione delle parole dialettali con le corrispondenti italiane, che vengono semplicemente alterate nella forma (es.: “singhiozzo” diventa “singhiuzzu”, che sostituisce la più antica e onomatopeica “sigghiuzzu”). Inesorabilmente, l’italianismo supportato dalle nuove “tendenze” ha, così, il sopravvento sull’idiotismo tipico. Qualche parola, da me indicata in questo dizionario, potrà apparire nuova e qualche significato riportato potrà non risultare particolarmente familiare; forse è un vecchio plebeismo o è parola caduta nell’arido pozzo delle dimenticanze, o è connotazione dal senso ormai svanito. Certamente, è parola che fu nell’uso. Per i vari lemmi, avrei voluto annotare il giusto tono, la dolce armonia di una corretta pronuncia. Ma, “scrivere il suono delle voci” non so quanto mi sarebbe stato possibile. A dire il vero, ho preferito lasciare a chi legge la via degli intimi ricordi, il risveglio della propria genesi.
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