|
|
Racconti |
|
|
I racconti brevi |
|
|
|
|
|
|
|
|
|
da "Caffè amaro"
Consommè
Gilberto e Marco in albergo giunsero molto stanchi per il lungo viaggio, che il susseguirsi di temporali aveva reso ancora più faticoso. Scoprire che alla ricezione non ci fossero camere riservate a loro nome, rese Gilberto, l’ingegnere, molto nervoso. La concitata telefonata a Grazia, la sua segretaria, servì soltanto a confermare che la prenotazione all’albergo non era stata fatta. Il problema sembrò irrisolvibile, poiché le camere erano tutte occupate da giorni e le buone intenzioni del direttore si esaurirono con un’inutile ricerca presso altri hotel della zona. Marco, rinunciando alla vista di uno spumeggiante mare nella Costiera, suggerì il piccolo albergo nell’entroterra, vicino alla fabbrica, che era la meta del loro lavoro. L’ingegnere guardò il collega con scarsa approvazione e disse: - Sia pure! In mancanza di altro, concediamoci di pernottare nel sontuoso tugurio del paese ove si è fermato Cristo. Egli fece una smorfia di disgusto e subito avvertì: - Ma che sia per una notte. Una notte soltanto! … Grazia dovrà rimediare e trovarci un’adeguata sistemazione entro domani. Gilberto non perdeva occasione per esternare l’appartenenza ad un alto livello sociale. Egli era l’unico erede di una ricca e nobile famiglia toscana. La sua ottima e brillante preparazione professionale contrastava col fare sfoggio del suo “rango”, si contraddiceva col volere far sapere “chi lui fosse”. Cosa questa che negli ultimi tempi era diventata frequente. Un comune amico aveva malignato, confidandosi con Marco, che Gilberto, nell’invecchiare, non sapeva accettare la perdita dell’atletico fisico di accademista navale. Egli conservava, dell’Accademia e dei successivi anni in divisa, il fiero portamento e la continua compostezza dei modi; ma il suo corpo si era pesantemente trasformato ed un po’ anche la sua mente. Gilberto fu lieto di scoprire che loro erano gli unici clienti, presenti nel piccolo albergo, dove si erano trasferiti. Pensava di avere, così, un miglior servizio e di non essere infastidito da ospiti invadenti. La giovane donna che era alla ricezione, dando più luce ai suoi grandi occhi neri, rivolta all’ingegnere, chiese: - I signori devono cenare? Gilberto si consultò brevemente con Marco e, ignorando i modi cortesi dell’albergatrice, con distacco rispose – Sì. Noi siamo in due; lei faccia disporre un ampio tavolo per le ore venti. Saremo puntuali. La donna dovette trovare sproporzionati i modi dell’ingegnere ma, adeguandosi, con accentuato tono professionale confermò: - Un ampio tavolo per le ore venti. Due commensali. Di seguito, come per scusarsi, lei sorrise dolcemente a Marco e chinò gli occhi.
Gilberto e Marco, al ristorante, erano attesi da Gennarino, che li fece accomodare in un tavolo centrale, dove avrebbero preso posto comodamente anche sei persone. Il cameriere, superando l’imbarazzo che l’ingegnere riusciva sempre a procurare negli altri, con garbo chiese: - Posso suggerire qualcosa? Marco, che era stato ospite dell’albergo in altri brevi periodi, mentre Gilberto scorreva il menù, scelse: - Mozzarella di bufala con un ricco piatto di verdure saltate. Poi prenderò della frutta fresca. Gilberto, dopo aver letto con calma quanto la cucina offriva, ordinò: - Io chiederei un buon consommè caldo, che in lista però non ho visto. Al consommè faremo seguire mozzarella di bufala, ma con verdura cotta a vapore. Poi, anche per me, frutta fresca. Gennarino, rivolto a Marco, domandò: - Per lei, da bere, porto la solita acqua minerale? … E al signore che porto? Gilberto intervenne: - Anche per me acqua minerale. Noi la beviamo non gassata. L’anziano cameriere, fasciato da un’immacolata giacca bianca, elargì un serafico sorriso e, accennando un inchino, si allontanò. Gennarino tornò al tavolo poco dopo e, con serena imperturbabilità disse a Gilberto: - In cucina mi hanno detto che la verdura è locale ed è freschissima, ma che c’è soltanto lessata. Egli fece una brevissima pausa e, quasi a volersi liberare da un incontenibile dubbio, affrettatamente chiese: - Ingegnere, il “consumè” … per il “consumè”, il dado se lo scioglie lei o glielo faccio sciogliere in cucina?
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
Racconti |
|