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      (I disegni di Luigi)


  

 da "Caffè amaro"

  

Peluso

 

Una chiara luce dai riflessi tenui entrava, dall'ampia vetrata sul piazzale, nella grande stanza rettangolare. Le scrivanie erano poste in linea sulle due immaginarie diagonali, come a formare un “quattro di quadri”.

Peluso, l’anziano ragioniere capo, sedeva al primo posto, vicino alla porta d’ingresso. La mattina, distribuiva ai tre giovani collaboratori i fogli contabili da controllare e, la sera, ne pretendeva la riconsegna. Severo ed arcigno, da dietro minuti occhiali stondati, egli sorvegliava il lavoro con metodi di rude carceriere.

Le uniche frasi, che si potevano pronunciare in quella stanza, dovevano avere per oggetto esclusivamente argomenti di lavoro. Oltre all’interruzione per il pranzo, vi erano due intervalli per la “ricreazione”: il primo, dalle dieci alle dieci e venti, l’altro, alle tre del pomeriggio. La seconda pausa era extra contrattuale: erano concessi cinque minuti, destinati a un caffè ristretto, per “non addormentarsi sui fogli”.

Roberto, che aveva il grado di esperto contabile, era l’unico collaboratore, cui Peluso concedeva qualche minuto in più, per approfondire il contenuto delle circolari interne o, al massimo, per commentare il comportamento di un collega di un altro servizio. Erano poche frasi, secche e rapide, che il ragioniere capo diceva, tenendo sempre il cannello portamatite fra le dita.

Peluso, tutte le mattine, dopo la distribuzione del lavoro, predisponeva i suoi fogli sul piano della scrivania e, prima di iniziare i controlli, richiamava l’attenzione dei presenti e pontificava: - La verifica contabile, che noi facciamo, è linfa vitale per la nostra azienda. Noi dobbiamo essere orgogliosi del compito a cui siamo chiamati.

Roberto aveva notato che il ragioniere capo, esaurito il suo ricorrente pistolotto, apriva il cassetto di destra, guardava dentro con attenzione e, nel richiudere, accennava a  un sorriso di compiacimento.

Il giovane contabile, dopo lunghi ripensamenti, si era deciso a scoprire il motivo, gelosamente custodito in segreto, dell’evidente soddisfazione di Peluso. L’occasione, però, tardava a venire.

Erano trascorsi quasi dieci anni dall’inizio della tormentosa curiosità di Roberto, quando il ragioniere capo, per la prima volta, si assentò dall’ufficio, in un periodo di non chiusura dell’azienda. La malattia, che gli fu diagnosticata, comportava un lungo periodo di degenza.

Roberto, eccezionalmente, ricevette in consegna la chiave della scrivania di Peluso, per poter prelevare le altre chiavi, che servivano ad aprire gli armadi dell’ufficio.

Tirato il primo cassetto di destra, molto in evidenza egli trovò un vecchio cartoncino, scritto con eleganti caratteri ornati, ove lesse: “La colonna DARE è quella lato porta”.


                                                                       Rocco Franco



  


  

 

 

 

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