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"I fatti della vita sono spesso

come un caffè dall'intenso

e caldo profumo, ma

dal gusto talvolta amaro."



  

 da "Caffè amaro"

  

Quinto binario

 

Il marciapiede del quinto binario era affollatissimo, pur mancando oltre mezz’ora alla partenza del treno che sarebbe arrivato da Milano.

Saro controllò se sul videoterminale fosse indicato un prevedibile ritardo e, sinceratosi del perfetto orario, appoggiò la valigia dei giovanili anni accanto al sedile di marmo. Fra tante borse più nuove e più eleganti, volle portare con sé la più vecchia.

Egli aveva preparato con cura quel viaggio: un irresistibile e continuo richiamo della sua terra d’origine, cui non aveva saputo, però, rispondere prima.

Estrasse dalla tasca il biglietto ferroviario e rilesse la prenotazione: vettura cinque, posto centosei, lato finestrino. Avrebbe preferito sedere accanto al corridoio, per muoversi più liberamente, ma non era stato possibile.

Il misto di dialetto di casa e di lingua locale, lungo il marciapiede, attraeva la sua attenzione. Cercava, rievocando i suoni delle proprie radici, d’identificare, attraverso gli accenti, le zone d’appartenenza delle voci. Camminava, su è giù, soffermandosi ogni tanto.

- Questi devono essere … dello Ionio. La bella signora mora col bambino è più … siciliana, … catanese. Questo, invece, è un gruppo di giovani paesani … – egli si confermava.

Gli giungevano, con le voci, i profumi ed i colori delle vecchie visioni che custodiva in sé, gelosamente.

Saro avvertì un improvviso e momentaneo brivido che gli percorse il corpo e distaccò i suoi pensieri; fissò gli occhi sulla sua valigia e, per un istante, la rivide appoggiata accanto ad una diversa panchina, il giorno della partenza dalla città, dove ora faceva ritorno dopo moltissimi anni.

Egli, differenziandosi dalla disapprovazione degli altri viaggiatori, accolse pacatamente l’inatteso annuncio, che il treno avrebbe ritardato.

- Un quarto d’ora. – si disse – Che cosa sarà mai a fronte dei miei rinvii di anni?

La vettura cinque s’arrestò proprio davanti a lui. Lo sportello si aprì e Saro si accinse a salire in treno: nei suoi occhi spuntarono due lacrime che non seppe trattenere.

Sentì una voce amica che lo chiamava e gli ripeteva: - Buon viaggio!

Cercò attorno per vederne il volto, ma incrociò soltanto sguardi di gente sconosciuta.

  

Saro, quella sera, non giunse mai al marciapiede del quinto binario; lui, all’appuntamento col suo treno per il Sud, mancò.

Il suo corpo, travolto sulle strisce pedonali da un’auto pirata, restò inerte, fra accorsi soccorritori, davanti all’ingresso della stazione. La sua testa poggiava sulla vecchia valigia di cartone.

 

                                                                       Rocco Franco



 

 

  

 

 

 

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