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Racconti |
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I racconti di Rocco Franco |
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da "La vecchia panca"
Consuelo
Marco, davanti allo scaffale della verdura, era intento a scegliere le melanzane da comprare. Per un istante, gli sembrò di vedere rispecchiata, sulle lucenti bucce violacee, il volto della giovane donna che aveva incontrato poco prima al banco della frutta. Egli si era soffermato a osservare l’armonioso suo corpo ed era stato particolarmente attratto dagli attillati pantaloni che le lasciavano scoperto il ventre e, sul retro, offrivano a gli occhi il profondo solco delle natiche. Era un’ora insolita per incontrare giovani e piacenti donne ed il passaggio di lei richiamava l’attenzione dei pochi presenti nel supermercato. Marco avvertì di nuovo l’acuto profumo che prima aveva sentito nell’incrociare la donna. Ora, quella fragranza accompagnava un’aggraziata voce che chiedeva: - Quale differenza c’è fra le melanzane chiare e quelle scure? Egli si volse e, contenendo l’improvviso imbarazzo di trovarsi quasi a contatto della giovane, rispose: - Quelle più chiare non hanno bisogno di un preventivo trattamento col sale, per togliere il sapore leggermente amaro che le altre hanno. La donna, accarezzandosi il mento con il mignolo, aggiunse: - Le melanzane mi piacciono tanto, ma non so cucinarle. … In casa, io vivo da sola e dovrei imparare. Marco non seppe fuggire dal desiderio di dimostrare le proprie qualità culinarie e con poche parole descrisse una semplice e breve ricetta per cucinare le carnose bacche. La donna ascoltò con molta attenzione le indicazioni ricevute e le ripetette con buona memoria. Marco, completata la spesa, trovò alla cassa Alfio, un giovane e spensierato dipendente, che era sempre a conoscenza di tutto e di tutti e col quale aveva stabilito un amichevole rapporto. Il “belloccio del supermercato”, smuovendo la testa, con un sorriso insinuante e con voce bassa, esclamò: - E bravo il nostro stimato professore! Anche lei è cascato nelle grinfie della bella e spogliata Consuelo. … Occhio, ché costa cara! Marco rispose con un gesto di lieve dissenso e commentò: - Che sia una bella donna, è innegabile. Che non si copra molto, è evidente. Come impieghi il suo tempo, me lo dici tu, adesso. … A prescindere da tutto, ricorda che non si deve mai negare una buona ricetta, specialmente se insegna a cucinare le melanzane. Consuelo arrivò alla cassa nel momento in cui Marco pagava il conto. La donna lo salutò con affabilità ed aggiunse: - Le farò sapere, alla prima occasione, il mio risultato con la sua ricetta. Alfio, a cui era difficile stare zitto, intervenne: - Il nostro professore, oltre che un bravo insegnante, è un grande appassionato di cucina. Marco, allontanandosi, sapeva che l’amico cassiere non avrebbe perso l’occasione di agganciare la donna, col pretesto di aggiungere qualche “utile informazione”. Alfio, dopo qualche giorno, nell’incontrare Marco all’interno del supermercato, con una certa aria di complicità gli riferì: - Consuelo la ringrazia per la ricetta e mi ha pregato di chiederle il numero del suo telefono. Il giovane cassiere, assumendo il tono di chi sa gestire le cose con gran riservatezza, seguitò: - Io, professore, il numero ce l’ho, ma prima di darlo volevo il suo consenso. … Ho parlato a Consuelo del suo libro di poesie; quello che mi ha regalato. Lei me lo ha chiesto in prestito. Quando le ho detto che lei insegna poesia, quella mi ha fatto un sacco di domande. ... Credeva che lei insegnasse in una scuola di cucina.
Consuelo, secondo le indicazioni che Marco aveva dato ad Alfio, fu puntuale a telefonare. - Sono Consuelo, o meglio Angela. Angela è il mio vero nome. – precisò subito la donna. Dopo una breve pausa, lei seguitò: - Ho letto le sue poesie e le ho sentite mie … Fu questo l’inizio di un lungo monologo di Angela, che narrò dei suoi studi universitari interrotti, che parlò del suo grande amore per la poesia, che confessò di scrivere qualche verso. Il colloquio telefonico terminò con l’invito per un incontro, che la giovane donna rivolse al professore. Angela precisò più volte che l’indirizzo che aveva dato era dell’abitazione e non quello dove lavorava.
Marco non si stupì di essere accolto con tanto entusiasmo dalla donna. Egli osservò che Angela si era truccata leggermente, evitando ogni eccesso di colore sulle labbra ed intorno a gli occhi, non alterando così la sua fresca bellezza. La giovane indossava un vestito semplice, ma molto elegante, che lasciava scoperte soltanto le gambe sotto il ginocchio. I suoi modi erano delicati e fini, assai diversi dall’atteggiamento e dall’aspetto provocante del loro incontro al supermercato. Angela fece accomodare Marco e, senza assentarsi mai, si prodigò a offrire una gradevole e curata ospitalità. Poi, sedendosi compostamente nella poltrona di fronte a lui, appoggiò sulle proprie gambe un’antica cartella di cuoio con fiori gigliati, stampati sopra. Slegò i lacci che la tenevano chiusa e cercò tra i fogli che erano dentro. Angela ne scelse uno e, quasi intimorita, lo porse al professore. Marco fissò a lungo lo scritto: quattro versi annotati con grafia ampia ed armoniosa. Egli respirò profondamente e, a voce alta, lesse: “Ho sognato una stella che aveva il mio sorriso; nei suoi occhi la luce di un amore trovato.”
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